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Ashley, mistero sull'ultima chiamata dal cellulare

C’è una chiamata che parte dal cellulare di Ashley Olsen alle 9.20 del mattino di venerdì 8 gennaio. La chiamata è verso il numero “11”. Per la procura potrebbe indicare un tentativo disperato dalla donna, ormai agonizzante, di contattare il 118 o un altro numero di emergenza. Un tentativo non andato a buon fine. Un particolare che, sommato ai rumori sentiti da una vicina a quell’ora, potrebbe indicare una lunga agonia della vittima, e non una morte fulminea, a seguito delle lesioni al cranio e alla trachea. Ma c’è il fatto che il cellulare non è stato trovato nell’appartamento e che nelle ore successive è stato usato da Cheik Diaw: il 27enne senegalese arrestato per l’omicidio vi ha inserito la sua sim e poi dice di averlo buttato via. Se Cheik, come lui sostiene, se n’è andato quando Ashley era ancora viva, come poteva la vittima avere ancora il cellulare? Dunque o Cheik era ancora nell’appartamento, oppure se n’era andato col telefono ed è stato lui a fare la chiamata, forse un tentativo di chiedere soccorsi per Ashley seguito da un brusco ripensamento per evitare di compromettersi. Tutte ipotesi, al momento. Resta il dubbio se l’americana avesse potuto salvarsi nel caso in cui anche l’ultima cifra fosse stata composta sul telefono e la chiamata al 118 fosse partita. Oggi alle 15 ci sarà il funerale di Ashley nella Basilica di Santo Spirito.
Intanto nella comunità senegalese, dopo il botta e risposta con Matteo Salvini andato in scena ieri, si apre comunque un dibattito. A lanciarlo è uno degli esponenti storici, già consigliere comunale a Palazzo Vecchio, Pape Diaw, che stamani ha affidato i suoi pensieri ad un post su Facebook: “Come comunità africane, ci dobbiamo chiedere che cosa sta succedendo a tanti giovani africani arrivati qui, pensando di trovare chi sa cosa, poi finiscono in giri sbagliati. Se non ricordo male, cheikh è il terzo ragazzo Senegalese arrestato per omicidio. Credo che sarebbe utile parlarne, sicuramente potremmo fare poco, ma almeno essere coscienti di quello che sta accadendo”.