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Il canile di Sesto e l’eredità da 2 milioni investita in case

Guerra tra Onlus e volontari, espulsioni e un esposto alla procura

E’ di nuovo nell’occhio del ciclone il canile di Sesto Fiorentino, di proprietà della onlus “Canile del Termine” e gestito dalla onlus “Unione Amici del Cane e del Gatto”. Dopo un sequestro e un processo negli anni scorsi, stavolta ad accendere lo scontro è un’eredità da due milioni di euro ricevuta dal canile e impiegata per acquistare case e un capannone da una società costituita dall’Unione Amici del Cane e del Gatto, la Paco srl. Da una parte ci sono i vertici del canile e lo storico ex presidente Alberto Alberti, che difendono l’investimento immobiliare come il modo migliore per valorizzare l’eredità e garantire una rendita alla onlus attraverso gli affitti, dall’altra un gruppo di volontarie che contestano il ritardo nel comunicare esistenza ed entità del lascito e obiettano che nonostante i soldi poco è cambiato nelle condizioni del canile e degli animali. Uno scontro acceso anche sui social e che è culminato nell’espulsione di alcune volontarie dal canile. Le “fuoriuscite”, insieme ad alcune volontarie attuali che mantengono l’anonimato, hanno prodotto un esposto in procura attraverso gli avvocati Giovanni Giorgetti, Giovanni Marchese e Marco Antonio Vallini. Per Alberti le polemiche sono solo lo sfogo di “odiatori da tastiera”, nel canile non c’è nessun sovraffollamento (“ci sono 10mila metri quadri per 300 cani) e gli immobili acquistati investendo oltre 800mila euro (due abitazioni e a Fiesole e a Venezia e un capannone all’Isolotto) stanno già producendo incassi da locazione. Inoltre nel capannone dovrebbe nascere un ambulatorio veterinario entro l’estate. Ascolta e guarda dal gr del mattino.

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