, ,

Forteto, le deleghe “pesanti” nel cda vanno a chi difese Fiesoli

Cambiano gli equilibri alla guida della cooperativa, cresce il ruolo di Rotini e Bianco

Chi comanda al Forteto? La comunità-setta, che secondo i giudici era un tutt’uno con la cooperativa, esercita ancora il controllo? Sono le domande che ci si pongono dall’inizio del mandato di presidente di Ferdinando Palanti, esterno alla comunità, chiamato nel 2015 a segnare una discontinuità dell’azienda mugellana dal suo terribile passato. Ma adesso gli equilibri sembrano nuovamente mutati. Due fonti distinte hanno riferito alla redazione di Lady Radio la stessa versione: nelle ultime settimane le deleghe più importanti nel cda (amministrazione e finanze, rapporto coi dipendenti, sicurezza, manutenzione immobili) sarebbero state trasferite ai consiglieri Francesco Rotini (vicepresidente) e Alberto Bianco. Chi sono?

Rotini fa parte dei “Bolognesi”, un gruppo di giovani legati ad un sacerdote emiliano che iniziarono a frequentare il Forteto e poi si trasferirono nella comunità intorno al 2007. Bianco è un ex ragazzo affidato dal tribunale dei minori, vive a Riconi dall’età di cinque anni. Entrambi hanno deposto – non indagati – nel primo grado del processo Forteto. Della loro testimonianza questo scrissero i giudici nelle motivazioni della sentenza di condanna a Rodolfo Fiesoli e ad altri componenti della comunità: la deposizione di Bianco è “priva di rilevanza e credibilità”, lui è “organico al Forteto” e “ha scelto di schierarsi con la comunità”. Quella di Rotini, sempre secondo i giudici , fu una deposizione “del tutto avulsa dalla realtà, assolutamente non credibile rispetto alla vita ed alle regole della comunità”. Insomma per la corte i due testimoni, che in aula difesero Fiesoli e compagni, non avevano detto la verità. Ebbene sarebbero loro due, secondo le nostre due fonti concordi, ad avere oggi un ruolo di primo piano nella guida della cooperativa.

E il presidente Ferdinando Palanti? Lo abbiamo contattato lunedì, ci ha detto che non ha intenzione di parlare. Ma ha pure aggiunto di chiamare la cooperativa e farsi passare “qualcuno”. Cioè: il presidente non parla, ma potrebbe parlare “qualcuno” chiamando il centralino dell’azienda. Qualcuno chi? Componiamo il numero del Forteto. E’ lunedì pomeriggio, non c’è nessuno negli uffici: lasciamo un recapito per essere contattati. Passa un giorno, non succede niente. Stamani abbiamo riprovato poco dopo le 9: al centralino dicono di provare dopo le 11. Ma, insistiamo, di chi dobbiamo chiedere? “Di Francesco Rotini”. Sembra una conferma del suo ruolo centrale. Dopo le 11 un nuovo tentativo domandando di Rotini, al centralino non lo trovano in stanza, gli diranno di richiamarci. Per ora, niente.

Dunque il cda del Forteto ad oggi è così composto: un presidente, Ferdinando Palanti, che avrebbe ceduto le sue deleghe, non frequenterebbe più l’azienda e ci invita a parlare con “qualcuno” in cooperativa per sentire la voce ufficiale del Forteto. Sarebbe stato tuttavia ancora lui a incontrare gli amministratori locali mugellani, di recente, per informarli sulle novità alla guida dell’azienda. C’è poi Mauro Boscherini, uomo di Legacoop, consigliere delegato che però sarebbe rimasto senza deleghe. C’è Carlo Bossi, un avvocato. E ci sono appunto Bianco e il vicepresidente Rotini, “difensori” di Fiesoli e della comunità al processo, che sembrano aver assunto le deleghe principali nel consiglio d’amministrazione. E’ questa la discontinuità? Da pochi giorni anche il direttore generale Marco Fenili, altro esterno, ha lasciato il suo incarico, senza dare pubblicamente una spiegazione.

Sullo sfondo le voci di un possibile commissariamento della cooperativa: il ministero dello sviluppo economico guidato da Di Maio lo riterrebbe prioritario, lo ha di nuovo invocato oggi il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, lo avrebbe chiesto persino la Confcooperative secondo indiscrezioni rilanciate dal deputato di Forza Italia Stefano Mugnai.

ASCOLTA E GUARDA dal gr del mattino