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Fiorentina-Juventus, le pagelle di Lady Radio: Tutti insufficienti, sensazione di inferiorità

Non ci sono più i Fiorentina-Juventus di una volta. Mica tanto per le attese, gli sfotto, per la marcia di avvicinamento, per il clima da Settimana Santa che si respira. Non, insomma, da un punto di vista passionale. Non ci sono più i Fiorentina-Juventus di una volta da un punto di vista calcistico. Perchè ormai viola e bianconeri sono due pianeti di un sistema solare lontani anni luce tra di loro. La Juve per certi versi è il Sole, la Fiorentina un piccolo Nettuno che ogni volta che si avvicina al Dio maggiore si scioglie. Dentro i propri limiti tecnici, di investimenti, di bilanci. Un Davide 2.0 che per quanto possa impegnarsi non è più in grado per scelta della proprietà di guardare occhi negli occhi Golia, come succedeva almeno fino a due anni fa. Prima di una gestione da saldo e sbaracco che ha anestetizzato tutto, forse anche la tappa da cerchiare in rosso nel calendario, la “Partita”. Poveri ma belli? Ecco forse adesso siamo poveri e la nostra bellezza va ricercata in uno sterile passato che da maggiori arcobaleni di un presente cupo e di un futuro incerto ma nero. Il 3-0 sarà forse pesante, ma in definitiva giusto visti i diversi valori. Ecco le pagelle della nostra redazione sportiva:

Lafont 5: Sognava di parare un rigore a Cristiano Ronaldo, ma a conti fatti è l’unico episodio normale di una partita difficile. In contro tempo ma statico come una Pastore del presepe sul primo gol, incerto nell’uscita di Chiellini ha una cronica difficoltà a giocare con i piedi. Da una galera a Edimilson che poteva sacrificare prima la Fiorentina.

Milenkovic 5,5: E’ vero che con la sua mano aperta chiude i giochi e rende il passivo ancora più ampio e difficile da cicatrizzare ma comunque tiene, si fa sentire e, abbastanza clamorosamente, attacca. Copre spesso il secondo palo sui cross, si propone e difensivamente reggerebbe anche.

Pezzella 5: Errore da matita blu in occasione del vantaggio di Bentancour, perché va bene seguire l’avversario ma a un certo punto ti devi staccare e tenere la linea. Un coltello nel burro, come la scena di Ultimo Tango a Parigi del compianto Bertolucci. Ci mette garra, gomiti e tacchetti. Ma non basta.

Vitor Hugo 5: Compartecipazione di colpe sul primo gol con Veretout e Pezzella, esce troppo morbido, da partita del Giovedì con l’Antella. Sbaglia però ancora in maniera più evidente il passaggio su Chiesa da cui nasce il rigore per la Juve. Qualche buona chiusura ma gli errori pesano.

Biraghi 5,5: Tutto sommato è il meno impreciso del reparto difensivo, vuoi perché la Juve prova a penetrare dalla sua parte “solo” con i dribbling di Cuadrado, vuoi perché comunque contiene bene. Da un’incomprensione con Lafont nasce l’angolo del 2-0, mentre in fase offensiva il corner più alto lo ha tirato a altezza Mammolo, cioè nano da giardino.

Benassi 5,5: Per i più sarà la classica partita incolore e impalpabile. In realtà, guardando tra le pieghe tattiche, è bravo nel primo tempo a portare il pressing alto, nella metà campo della Juventus. Un tiro al volo dopo due minuti rischiava di scrivere un’altra storia. Come molto spesso successo ma mai avvenuto nell’era Della Valle.

Veretout 5: Stranamente in difficoltà anche lui, perché reggere insieme Cuadrado, Matuidi e Bentancour diventa difficile anche per il novello Obelix contro i Romani. Sbaglia a non seguire l’uruguaiano, lasciando una prateria per il vantaggio della Juve, ci prova un paio di volte da fuori ma senza la mira giusta. Domenica da moment, per far passare il mal di testa.

Edimilson 6: In direzione ostinata e contraria sempre a nostro avviso è uno dei migliori. Se non altro uno dei meno peggio in relazione al potenziale e alle capacità. Rischia di sverniciare con una foto Szczesny, pressa abbastanza bene recuperando palloni alti e lotta fino alla fine. Sbaglia tanto nell’ultimo passaggio ma non è l’unico.

Chiesa 5,5: In ombra, o perlomeno, adesso non più in grado di brillare di luce propria. Prova a accendersi ma è la classica giornata in cui anche un semplice dribbling diventa un Everest impossibile da scalare. Sbaglia appoggi e tocchi non da lui, perdendosi nelle proteste puerili di un bambino che rimane senza la sua macchinina preferita. Succede anche ai talenti, una volta.

Gerson 5,5: Rigioca a destra nel tridente con la speranza di trovare gamba per mettere in difficoltà Cancelo e tenere bassa la Juventus. Viene arato come un campo di patate nella stagione della semina, si vede pochissimo davanti. Ritorno a una dimensione di nulla dopo un accenno di qualcosa Domenica scorsa.

Simeone 4,5: Se continua di questo passo altro che esame di riparazione, rischia direttamente la bocciatura a Giugno. Abulico, impalpabile, fuori condizione e a tratti impresentabile. Come quando cicca il pallone a mezzo metro. Stato di empasse mentale preoccupante, è stata persa anche la garra dei giorni migliori.

Thereau 5: Il problema non è mica lui. Il problema è chi decide che deve giocare per avere visibilità in ottica Gennaio. Chi prende la Juve come il banco di un esperimento da laboratorio. Guadagna gli applausi solo perché piazza una randellata a Bernardeschi.

Pjaca 5,5: Già partire dalla panchina sa di ridimensionamento clamoroso. Giocare poi gli ultimi minuti quando il passivo recita 0-3 sa di beffa totale. Contro i suoi ex compagni che intanto sono diventati marziani lui dimostra di essere un piccolo abitante di Lilliput. Ingresso senza scosse.

Pioli 4,5: Fino a oggi (e anche dopo oggi sia chiaro per certi ragionamenti) è stato difeso, ma anche il suo credito inizia a esaurirsi. Partita anche preparata bene ma squadra troppo fragile mentalmente. Pronta a accusare il secondo colpo dopo aver incassato il primo. La sensazione è che adesso per salvare la faccia o la reputazione non metta in secondo piano la gestione dello spogliatoio e di un gruppo in cui si è sempre riconosciuto. E, quando i gruppi non riconoscono più la leadership rischiano di ribellarsi.