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Biraghi: “Pioli il miglior allenatore che ho avuto, non molleremo mai”

Il terzino della Fiorentina Cristiano Biraghi ha rilasciato una lunga intervista al Corriere Fiorentino. Questi i passaggi principali

Biraghi, cosa è successo a Cagliari?
«Sapevamo che sarebbe stata una partita difficile, perché loro in casa si trasformano. Non a caso, nel loro stadio, hanno fatto 24 punti su 30, e lì sono riusciti a vincere solo l’Atalanta ed il Napoli. Non siamo riusciti a gestire al meglio alcune situazioni e stavolta, a differenza di altre partite, non siamo riusciti a recuperarla».
La sensazione è che siate molto stanchi, svuotati.
«È vero, abbiamo avuto un calo. È normale quando, come è successo a noi, sei costretto a giocare tante partite in pochi giorni e, tra l’altro, tutte importanti e contro squadre di altissimo livello. A livello mentale, soprattutto, qualcosa abbiamo pagato».
Come si esce da questo momento?
«Come abbiamo sempre fatto in questi due anni. Ci siamo trovati davanti a difficoltà ben più importanti, e ne siamo sempre usciti. Dobbiamo rimboccarci le maniche, lavorare di più, metterci tutti qualcosa in più».
In molti pensano che ora la Fiorentina dovrebbe pensare solo alla Coppa Italia.
«Non ci interessa se la gente pensa che abbiamo mollato o che dovremo pensare solo alla Coppa. Tutto può succedere, e noi abbiamo il dovere, fino all’ultimo secondo dell’ultima giornata, di provare a vincere più partite possibili anche perché abbiamo una maglia da onorare. Ci siamo detti che la classifica la guarderemo soltanto a fine campionato. Lì, tireremo le somme».
A proposito di classifica. A suo avviso rispecchia il vostro reale valore?
«Abbiamo perso quattro, cinque punti per strada. Penso a partite come quella di Frosinone, o quella col Bologna. Non aver vinto quelle gare ci costringe a recuperare».
Prima subivate poco, ma faticavate a segnare. Ora è esattamente il contrario. Da difensore, può dirci cosa è successo?
«Credo che dipenda da un cambio di mentalità. Le difficoltà nel far gol che abbiamo incontrato nel girone d’andata ci hanno spinto ad avere un atteggiamento più offensivo. Questo, ovviamente, ha fatto si che dietro lasciassimo qualcosa».
Il manifesto di questa nuova Fiorentina può essere il 3-3 con l’Atalanta, nella semifinale d’andata di Coppa Italia. Ora, sullo sfondo, c’è il ritorno. Con quante possibilità di passare?
«Il risultato del Franchi ci lascia in corsa. Certo, a Bergamo sarà tosta. Ma abbiamo un vantaggio…».
Quale?
«La partita che abbiamo perso in campionato ci ha insegnato molto. Dovremo presentarci con un approccio diverso. Ora sappiamo bene cosa dobbiamo fare».

Tra voi e i nerazzurri sta nascendo una nuova rivalità?
«Direi di sì, e penso che questa rivalità, vista dall’esterno, sia bellissima. Tra noi e l’Atalanta sono sempre gare pazzesche, con ritmi da calcio Europeo. Ce la giochiamo sempre a viso aperto. E poi, c’è un conto da chiudere».
Quale?
«In un anno e mezzo abbiamo affrontato l’Atalanta cinque volte. Nel campionato passato ci sono stati due pareggi, quest’anno una l’abbiamo vinta noi, una l’abbiamo pareggiata e una l’anno vinta loro. Siamo pari. Ora, arriva la bella».
Pensate mai al fatto che vincere un trofeo vi permetterebbe di essere ricordati per sempre?
«Portare Firenze e la Fiorentina in una finale, e magari vincerla, è il nostro sogno. Per noi, per la città, per Davide, che era il “capo” del progetto partito l’anno scorso e che doveva riportarci in Europa. A noi, ora, il compito di completarlo».
A proposito di Davide. Cosa si porta dietro di questi dodici mesi?
«Davide manca ogni giorno. Personalmente, ma penso di poter parlare a nome di tutti, l’eredità più importante che ci ha lasciato è il fatto di averci migliorato. Chi era bambino è diventato uomo, chi era uomo è diventato super uomo. Credo che, a prescindere dai risultati, questo gruppo rimarrà nella storia. Per quello che abbiamo passato, per come abbiamo reagito, per il rapporto che è nato con la città. Saremo ricordati per sempre, e noi ci ricorderemo di tutto per sempre».
Un ruolo fondamentale lo ha avuto Pioli.
«Forse dall’esterno qualcuno lo sottovaluta. Noi no. Se non siamo andati tutti a casa è merito suo perché, arrivati a quel punto, non c’erano alternative. O farsi forza, e ripartire, o andarcene tutti perché non aveva più senso venire al centro sportivo. Il mister, invece, ha saputo trasformare il dolore in forza. Ha messo davanti il suo essere uomo, lasciando in secondo piano il Pioli allenatore. Siamo orgogliosi di lui».
Ha detto che per voi è il miglior allenatore del mondo. È così?
«Sì».
Ora, però, il suo futuro sembra in bilico.
«Non ci pensiamo. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare e, anche se questa vicenda è ovviamente una vicenda che ci riguarda, la lasciamo fuori dallo spogliatoio. E lui fa lo stesso. Non è cambiato di una virgola».
Avete paura di perderlo?
«Posso solo ripetere quello che dicevo prima. Ha fatto qualcosa di grande e, anche dal punto di vista tecnico, per lui parlano i fatti. Tutti sono migliorati rispetto alle stagioni precedenti e, per quanto mi riguarda, posso dire che Pioli è il miglior allenatore che abbia mai avuto. Ora però, ripeto, siamo isolati da tutto. A giugno, penseremo al futuro».
Si è parlato molto anche del suo, di futuro. Ci sono novità?
«Vale quanto ho detto prima. Fino a giugno non penso a niente che non sia il campo, poi ci incontreremo, e parleremo del resto».
Ma Biraghi sta bene a Firenze?
«Benissimo e, ad oggi, non ho motivi per chiedere di andar via. Fino a quando avrò gli stimoli giusti per vestire questa maglia, non sentirò il bisogno di andare da nessuna parte».
Magari, fino ad indossare la fascia da capitano.
«Sarebbe un onore. L’ho messa al braccio solo una volta, in amichevole a Malta, e avevo i brividi. Ora però la porta Pezzella, ed è giusto così. Io, e gli altri più esperti, dobbiamo solo aiutarlo nel tenere compatto il gruppo, anche se non ce n’è bisogno».
Verissimo, tanto che viene quasi il magone pensando alla possibilità che vi possiate perdere. Ci pensate?
«Nel calcio è difficile che un gruppo resti insieme per tanti anni. Noi comunque saremo legati per sempre e, per il momento, ci godiamo quello che siamo».

Di recente quella fascia l’ha portata Chiesa. Cosa gli consiglierebbe per il futuro?
«Farà lui le sue valutazioni. Io posso solo dirgli di continuare così, per diventare un campione assoluto. Deve ricordarsi da dove viene, restare umile. Ha delle potenzialità enormi. Quando sei al suo livello crescere è difficilissimo, ma lui lo sta facendo. Doveva diventare da giocatore bambino, a giocatore uomo, e lo ha fatto. Per lui vale quanto dicevo prima sul mister».
Ovvero?
«È stato fondamentale per la sua crescita. Lo ha guidato alla grande, con bastone e carota, tenendolo lontano da distrazioni. Ce lo godiamo».
È anche suo compagno di Nazionale. Se dopo la retrocessione col Pescara le avessero detto che sarebbe diventato un titolare azzurro, cosa avrebbe pensato?
«Ci ho sempre creduto. Gli uomini si vedono nei momenti difficili, e io non mi sono mai posto limiti. Ora ci sono, ci voglio restare, e devo ringraziare la Fiorentina, il mister e Davide, che mi ha sempre rafforzato nelle mie convinzioni».
Le stesse che l’hanno portata a superare le diffidenze iniziali. Ora qual è il suo rapporto con i tifosi? E cosa vorrebbe dirgli?
«Il rapporto è bellissimo. Siamo una famiglia. A Firenze sto benissimo, ed è giusto che siano esigenti. A loro dico di continuare a starci vicino perché quando il Franchi urla noi voliamo».