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Mense a Firenze, ecco quanto si spende per i pasti degli alunni

Le cifre delle ultime gare comunali: prezzi sufficienti a garantire qualità?

Porzioni scarse, pietanze poco gustose: l’anno scolastico che sta per concludersi ha visto riaccendersi le proteste dei genitori in alcune scuole fiorentine. Era successo in autunno, è capitato di nuovo con il passaggio al menu estivo, tanto che alla “Duca d’Aosta” è andato pure in scena lo “sciopero del panino”. In questa scuola, come in altre dove si sono registrati i mal di pancia, il servizio di refezione è gestito dalla Dussmann Service Srl, l’azienda che si è aggiudicata tre lotti su cinque dell’ultima gara bandita dal Comune di Firenze. Stamani sul Corriere Fiorentino la vicesindaca uscente Cristina Giachi, reduce da un’insoddisfacente visita a sorpresa in una mensa servita da Dussmann, affronta per la prima volta la questione delle “modifiche alle regole degli appalti”. Ma quali modifiche?
Il punto chiave, pare evidente, è l’offerta economica, che si basa sul costo per preparare un pasto (escluso il trasporto). La spesa economica nelle mense fiorentine è sufficiente a garantire qualità? Esperti e operatori del settore della refezione sia scolastica sia ospedaliera, consultati nei mesi scorsi dalla nostra redazione, hanno indicato come “soglia critica” per fornire un servizio di qualità la cifra di 4 euro a pasto. A Firenze se ne spendono meno.
Già il prezzo base delle ultime gare sui lotti 1, 2, 3 4 e 5 era inferiore, fissato a 3 euro e 26 centesimi. I ribassi d’asta lo hanno fatto scendere ancora.
La Dussman Service si è aggiudicata il primo, il terzo e il quarto lotto, vale a dire i centri cottura Paolo Uccello (con un’offerta di 2,753 euro a pasto), Lavagnini e Vittorio Veneto (2,964 euro), Pilati e Settignano (2,753 euro). Il secondo lotto, quello dei centri cottura Pertini, Vittorio da Feltre e Ximenes è andato alla Eutourist New Srl con l’offerta di 3,031 euro a pasto, mentre la Cir Food si è aggiudicata il centro cottura Mameli per 2,886 euro a pasto. Sono cifre a cui va aggiunta l’Iva, che in questo caso però pesa solo per il 4%.
Si può apparecchiare un pasto con meno di tre euro? Forse babbi e mamme avvezzi ai fornelli possono farsi un’idea.