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I piatti usa e getta compostabili? “Gettateli nell’indifferenziato”

Non si degradano negli impianti e contaminano il compost, interviene Alia

Presentate come un’alternativa ecologica, creano più problemi di quelli che risolvono: le stoviglie monouso compostabili – piattini, bicchieri e posate che da qualche tempo riempiono gli scaffali dei supermercati – stanno provocando parecchi guai negli impianti di compostaggio. Sul caso sollevato da Lady Radio nei giorni scorsi è intervenuta Alessia Scappini, amministratore delegato della società Alia che gestisce il ciclo di rifiuti nell’area Firenze-Prato-Pistoia. Nell’intervista Scappini conferma il problema: le bioplastiche negli impianti di compostaggio vengono scartate oppure finiscono in frammenti che contaminano il compost finale, che a quel punto non potrà essere utilizzato in agricoltura ma dovrà essere trattato come un rifiuto. Il problema, spiega Scappini, è che le condizioni per la degradabilità delle bioplastiche “non sono le stesse che si verificano nei processi di compostaggio e questo crea un rischio di ritrovarsi queste bioplastiche negli scarti o, peggio ancora, i frammenti di plastiche rigide vanno a vanificare quel percorso virtuoso di recupero del rifiuto organico”. Quindi le stoviglie usa e getta compostabili non diventano compost, ma anzi contaminano il compost rendendolo inservibile; non possono essere riciclate – a differenza delle plastiche fossili – perché ancora non sono stati messi a punto dei processi adatti; diventano, insomma, rifiuti indifferenziati e come tali vanno anche smaltiti: “In questo momento – spiega Scappini – l’unica cosa che possiamo indicare è che questo tipo di rifiuto venga messo nell’indifferenziato”. Il vero comportamento ecologico, alla fine, resta quello di non comprare l’usa e getta e di usare stoviglie lavabili.
Ascolta l’intervista.