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Forteto, la commissione d’inchiesta non parte

Nuovo rinvio, sullo sfondo la contesa della presidenza

La commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto non inizierà i lavori neppure domani: i programmi sono di nuovo saltati e a questo punto non ci sarebbe neppure una nuova data per il via. Sono trascorsi otto mesi dalla costituzione (con voto unanime) della commissione ed è lecito chiedersi il perché di questo stallo. Lo fa stamani sulla Nazione Stefano Brogioni, che tratteggia lo scenario di una disputa sulla presidenza, con una trattativa ripartita daccapo dopo il cambio di maggioranza parlamentare. Così, se prima ad ambire alla presidenza erano 5 Stelle e Lega, adesso il Movimento deve trattare col Partito Democratico. Nel complesso dedalo di mediazioni e compromessi, la presidenza dovrebbe toccare proprio ai Dem, che lascerebbero agli alleati pentastellati la guida della commissione sulle banche. Per la commissione Forteto, secondo la Nazione, circolerebbe il nome del deputato Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista del Mattino di Napoli assassinato dalla camorra. Un’ipotesi che tuttavia non piace affatto – ed è un eufemismo – ad alcuni dei singoli componenti dei 5 Stelle che temono i rischi di una commissione a guida Pd (il partito ha avuto posizioni piuttosto ambigue sulla vicenda Forteto, prima di allinearsi su posizioni di condanna più dura nei confronti di Rodolfo Fiesoli e dei suoi sodali). Il deputato fiorentino di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli dalle pagine della Nazione attacca proprio i pentastellati: “Dopo aver fatto credere alla bufala di essere i paladini delle vittime, hanno svenduto i valori di questa inestimabile battaglia”. “Il Pd non penserà mica di andare avanti tre anni e mezzo con i rinvii?”, provoca invece il deputato di Forza Italia Stefano Mugnai. “Questa maggioranza di governo sembra non voler fare piena luce su cosa sia stato Il Forteto e sulle responsabilità che emergeranno in ordine ai 40 anni di cortocircuito istituzionale che resero possibili quegli orrori”, incalza ancora il parlamentare azzurro.
Se la politica tergiversa, intanto il prossimo 6 novembre è atteso l’ultimo capitolo del principale filone processuale sulla setta Mugellana: la Cassazione si pronuncerà definitivamente su Rodolfo Fiesoli e sugli altri imputati superstiti.