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Voragine in lungarno Diaz, Palagi: “Il comune sapeva da quattro anni”

A novembre l’allarme per una fuga di gas, ma l’università aveva scoperto la cavità già nel 2015

“La Madonna delle Grazie ha fatto un miracolo”: così le suore che vivono sul lungarno Diaz commentarono lo scampato pericolo per quella fuga di gas che lo scorso novembre aveva saturato una vasta cavità formatasi nel sottosuolo. Se quella sacca fosse esplosa, sarebbe stato un massacro. Invece, fu la spiegazione ufficiale, l’allerta per la fuga di gas aveva consentito di scoprire quella voragine nel sottosuolo e di intervenire. “Peccato – spiega il consigliere di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi – che a dicembre 2015 fosse già arrivata al Comune la segnalazione di un problema in quel tratto dell’Arno, come pure riguardo al Ponte Vespucci”. “Dopo il crollo di Lungarno Torrigiani – prosegue Palagi – ad agosto 2016, arrivava una seconda comunicazione alla direzione generale del Comune, con un’analisi più precisa della situazione sotto Lungarno Diaz, ritenuta tale da richiedere un’attenta e urgente analisi per capire bene l’estensione del problema (stimata per una larghezza di oltre 7 metri e più lunga di 20 metri, secondo i rilievi di maggio 2016)”. “Dopo la scoperta della voragine, lo stesso Assessore del Comune di Firenze aveva ammesso di avere uno studio dell’Università che segnalava delle criticità. Da questa sua affermazione – prosegue il consigliere Palagi – siamo partiti per approfondire, facendo un “accesso agli atti generalizzato””. “Non possiamo che evidenziare una certa sconsiderata leggerezza da parte del governo locale. ‘Qualcosa sapevamo’ ci dicono. Era più di qualcosa, molto di più…”. Secondo Palagi, atti alla mano, sono state due le segnalazioni specifiche a cui il Comune non ha mai voluto formalmente rispondere. “Lunedì chiederemo alla Giunta di dirci esattamente come si è comportata l’Amministrazione a seguito della doppia segnalazione, di dicembre 2015 e agosto 2016, fatta da esperti di primo piano. E cosa intenda fare rispetto a tutto il resto del tratto dell’Arno. Senza accettare che venga rimpallata la responsabilità alla Regione”