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Decreto coronavirus: si può fare la spesa fuori comune se è il punto vendita più vicino

La Prefettura di Firenze ha inviato una nota chiarificatrice alla Città Metropolitana e ai Comuni fiorentini

“La spesa per i generi alimentari va fatta nel posto più vicino casa: come regola generale questo deve avvenire nel proprio territorio comunale, ma se il punto vendita più vicino o accessibile alla propria abitazione si trova in un altro comune questo può essere raggiunto, in ragione della brevità delle distanze da percorrere”. E’ l’indicazione comparsa stamani sul sito del comune di Scandicci, dopo ore di incertezza da parte dei cittadini e una nota chiarificatrice del prefetto di Firenze Laura Lega inviata stamani alla Città Metropolitana e ai comuni fiorentini. La Prefettura, in una lettura combinata del decreto dell’8 marzo e di quello del 22, ritiene che gli spostamenti tra comuni diversi siano ancora consentiti solo per “comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute, che rivestano carattere di quotidianità o comunque siano effettuati abitualmente in ragione della brevità delle distanze da percorrere”. “Rientrano ad esempio in tale casistica – prosegue la nota del Prefetto – gli spostamenti per esigenze lavorative in mancanza, nel luogo di lavoro, di una dimora alternativa a quella abituale, o gli spostamenti per l’approvvigionamento di generi alimentari nel caso in cui il punto vendita più vicino e/o più accessibile alla propria abitazione sia ubicato nel territorio di altro comune”. Quindi quei cittadini che hanno il supermercato, o il fornaio, o l’alimentari più vicino a casa loro in un comune diverso, possono comunque spostarsi. Ma è chiaramente un’eccezione: la regola è di far la spesa nel proprio comune e non sono ammessi “sconfinamenti” per cercare altrove il prodotto della marca preferita, o quello più conveniente, o solo per servirsi in un punto vendita più fornito o con offerta più variegata.

Qua sotto la comunicazione del prefetto Lega.