, ,

Cassa integrazione, ecco perché c’è ancora da aspettare un mese

Pagamenti effettuati solo per 2.100 richieste su 34mila in Toscana

Per i pagamenti delle mensilità di marzo c’è da aspettare almeno fino a fine maggio, per il resto se ne riparla a giugno. La nota congiunta Regione-Inps di ieri non ha certo rasserenato i lavoratori che attendono la cassa integrazione in deroga. Su 34mila richieste in Toscana, appena 2.100 sono state pagate, per il resto servirà come minimo un altro mese. Ma cosa è successo? Per la cassa in deroga le richieste vengono prima esaminate dal personale della Regione, poi trasmesse all’Inps che le deve autorizzare: a quel punto l’azienda deve rendicontare le giornate effettivamente usufruite dai dipendenti, comunicarle all’istituto previdenziale e a quel punto può avvenire il pagamento. La task force toscana, composta da una cinquantina di lavoratori, ha trasmesso all’Inps 3.800 pratiche dal 31 marzo al 28 aprile. Poi, nel corso di una notte, è partito un mega invio da 20mila pratiche: a quanto pare, se prima la linea era stata quella di un esame molto accurato per velocizzare il successivo vaglio dell’Inps, si sarebbe deciso invece di accelerare: ma la tabella di marcia a questo punto è segnata e prima di fine maggio non sarà pagato un euro. Perché tempi così lunghi? Lo abbiamo chiesto a Monica Stelloni, del dipartimento mercato del lavoro della Cgil Toscana: è un problema di burocrazia o di personale? “C’è stato uno sforzo fin dall’uscita del decreto, l’Inps ha semplificato”. Ma “i dipendenti dell’Inps sono persone che sono state da un giorno all’altro messe a casa, da dove lavorano con strumenti propri”. Quanto agli organici a disposizione, “la Regione ha dovuto bloccare un concorso per l’epidemia, l’Inps è sotto organico da anni”. E al lavoro sulla cassa in deroga si è aggiunto quello per i 600 euro: “In Toscana abbiamo avuto 300mila domande di indennità di 600 euro, di queste l’Inps ne ha già lavorate più del 70%”. Ma davvero fino a fine maggio non si sbloccherà niente? “Io spero veramente di no e stiamo lavorando in questa direzione, cercando di stringere perché venga messo in pagamento tutto il possibile”. Secondo alcuni il meccanismo di anticipo tramite le banche non funziona… “A volte sono le aziende a dire ai lavoratori di non chiedere l’anticipo, di aspettare. Infatti ci sono problemi per le aziende che danno garanzie di ultima istanza alle banche, nel caso poi non arrivi per intero la risorsa dall’Inps”. Poi ci sono le procedure dei singoli istituti di credito: “Quelli legati all’Abi chiedevano per l’anticipo il codice SR41”, cioè il codice che si assegna quando l’Inps ha autorizzato la cassa. Ma l’SR41 è il penultimo step prima del pagamento, che precede solo la rendicontazione da parte dell’azienda: quindi in questo modo “il lavoratore prende l’anticipo molto tardi, quando ormai l’Inps sta per pagare”. Funziona meglio invece la cassa in deroga per i lavoratori artigiani gestita dal fondo bilaterale: “Sono stati messi in pagamento più di 12 milioni, i lavoratori che hanno fatto richiesta sono 80mila e di questi 28mila hanno già ricevuto i pagamenti di marzo”.

ASCOLTA L’intervista a Monica Stelloni.