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Chirurgiche, ffp2, ffp3, con valvola o senza: quali sono e a che servono le mascherine

La nostra guida per capire le differenze e l’utilità dei vari modelli

Saper distinguere i vari modelli di mascherina può sembrare complicato, ma in realtà è più semplice di quanto si pensi ed è molto importante per non vanificare il loro impiego o per non renderlo addirittura dannoso. Una “guida” è stata redatta dal professor Guglielmo Bonaccorsi,direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Firenze, dal dottor Giuseppe Albora e dal dottor Andrea Moscadelli. Le mascherine, scrivono, “possono essere suddivise, grossomodo, in due gruppi: il primo, che comprende le mascherine chirurgiche e quelle in tessuto-non tessuto (tnt), ed il secondo che comprende invece le mascherine ffp2 e ffp3. Questa distinzione è fondamentale poiché le funzioni che le mascherine dei due gruppi svolgono sono completamente diverse. Quelle del primo gruppo (chirurgche e tnt) riducono significativamente la probabilità che un soggetto malato, con o senza sintomi, contagi un soggetto sano; tali mascherine però non garantiscono al soggetto sano una protezione dal soggetto malato qualora quest’ultimo non le indossi, anche se le indossasse il soggetto sano stesso. Le mascherine del secondo gruppo (ffp2 e ffp3), invece, proteggono il soggetto sano che le indossa da un eventuale contagio che si potrebbe verificare qualora egli incontrasse dei soggetti infetti e contagiosi: sono dunque le più efficaci “in entrata”, ma potrebbero rappresentare, se dotate di valvola, un serio rischio per i soggetti sani qualora siano indossate da soggetti malati o eliminatori, che eliminerebbero virus espirando e potrebbero abbreviare le distanze sociali per falsa sicurezza indotta da una mascherina ‘specialistica’”.

Ascolta l’intervista al dottor Giuseppe Albora.