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Gli asili nido restano chiusi fino a settembre. Il rischio di una riduzione dei posti per i bimbi

Il dpcm ha escluso una riapertura anche sperimentale nei mesi estivi. Le preoccupazioni dell’assessora Funaro

Tempi lunghi e molti interrogativi sulla ripresa della scuola e dei servizi educativi per i bambini: è lo scenario dopo l’ultimo dpcm del premier Conte. “Secondo me sarebbe stato più giusto riaprire prima la scuola, partendo con delle sperimentazioni. La scuola non è una cosa a parte rispetto alla ripartenza del paese”, è il parere dell’assessora all’educazione del comune di Firenze, Sara Funaro, ospite stamani a Lady Radio. Ma l’entusiasmo del comune di Palazzo Vecchio, che voleva provare a riaprire i servizi educativi durante l’estate. “Non possiamo riaprire i nidi in estate, noi avevamo chiesto la ripartenza dei centri estivi e delle sperimentazioni dei servizi educativi, ma nel dpcm questi ultimi rimangono sospesi insieme alla scuola”, spiega Funaro. Quindi sul tavolo resta solo l’organizzazione dei centri estivi dai 3 ai 14 anni che dovrebbero partire il 15 di giugno. Ma per la ripresa di settembre il lavoro dovrebbe iniziare subito, invece “non abbiamo ancora le linee guida e questo ci preoccupa molto, abbiamo bisogno dell’estate per organizzarci. Questo vale per i nidi, per l’infanzia e per le scuole, sia in termini di aule, sia in termini di personale che deve essere messo a disposizione, sia in termini di meccanismi di sanificazione”. Proprio il personale è un punto critico, se un solo educatore o insegnante potrà occuparsi di un numero minore di bambini. I casi sono due: o si aumentano gli educatori, o si riducono i posti disponibili. “Noi ad oggi abbiamo gli educatori per i nidi che sono il numero previsto l’anno scorso e lo stesso vale per i privati – afferma Funaro – se dovesse cambiare il rapporto numerico è fondamentale un confronto”. Di quanto potrebbero diminuire i posti? “Non siamo in grado di fare un calcolo perché non abbiamo un rapporto numerico bambini ragazzi, non abbiamo un rapporto numerico per gli spazi. Se dovessero essere dei criteri come quelli adottati per i centri estivi è ovvio che si dimezza”. Un altro problema è quello della tenuta dei gestori dei servizi: “Se salta il sistema pubblico-privato salta un servizio di qualità e saltano anche le risposte alle famiglie”.

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