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Mense scolastiche, la lettera della discordia

Il comune di Firenze: “Nessuna responsabilità su cibi che escono dai refettori”

“Il Comune di Firenze e le Aziende di Ristorazione che per suo conto gestiscono i Centri Cottura declinano pertanto ogni responsabilità relativamente agli alimenti (confezionati e non) trasportati – da adulti o bambini – all’esterno delle strutture scolastiche ove deve avvenire il loro consumo”: è questo il passaggio della discordia in una lettera del Comune di Firenze indirizzata agli istituti scolastici (ma per conoscenza anche alla Asl, ai Nas e alle aziende che hanno in appalto il servizio) e finita anche tra le mani dei genitori. Nella lettera protocollata il 10 febbraio il dirigente del servizio di supporto scuola spiega che “E’ di tutta evidenza infatti come il trasporto di alimenti all’esterno dei luoghi destinati alla somministrazione dovrebbe avvenire nel rispetto di quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di HACCP e dai Piani di autocontrollo elaborati da ciascuna Azienda di Ristorazione al fine di prevenire contaminazioni alimentari” e che “tutti gli alimenti servizi dal servizio di refezione scolastica (confezionati
e non)” devono essere “consumati solo ed esclusivamente all’interno dei locali scolastici”: concetti abbastanza ovvi, ma ai babbi e alle mamme che lamentano la scarsa qualità del servizio non sfugge la coincidenza con il clamore suscitato dal recente “caso pizza ammuffita” alla Vittorio Veneto (qua la versione dell’azienda Dussmann). Secondo i genitori che hanno contattato la nostra redazione, si tratterebbe insomma di un’ulteriore stretta alla possibilità di controllo delle famiglie sulla mensa, visto che babbi e mamme dall’inizio dell’emergenza covid non sono ammessi nei refettori e che solo prossimamente potranno almeno far ritorno nei centri cottura.