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Nuovo Franchi, progetti top secret ma ecco alcuni spunti

La Giuria Internazionale ha scelto gli otto finalisti fra i trentuno progetti in gara. I nomi restano top secret, nei prossimi giorni dovrà essere perfezionata la documentazione di secondo grado e a primavera verrà proclamato il vincitore. Ma al di là della curiosità nello scoprire quale idea verrà premiata fra i vari studi fiorentini(Archea, Hydea) e internazionali(Peluffo, Ricciotti) in gara, è possibile già fare un bilancio, da un punto di vista strettamente architettonico, su quello che ci potremmo aspettare. Sulla base infatti dei vincoli posti dal Mibact- mantenimento della tribuna coperta, della torre di Maratona e delle scale elicoidali- e dei paletti messi dal bando ci sono sostanzialmente due ipotesi sul tavolo, ognuna perfezionata e sviluppata a seconda dello studio di riferimento: da una parte il “modello teca”, ossia l’idea di preservare l’attuale Franchi con una vetrata, una teca appunto, che ne protegga l’essenza e di coprire tutte le altre parti oltre la tribuna. Un qualcosa di molto simile al primo, e per certi versi unico, progetto presentato fino a ora, quello del 2019 dell’architetto Casamonti. L’esempio vale solo per la copertura e la gestione dell’involucro stadio, perché lì originariamente era previsto anche l’abbattimento delle curve non possibile adesso visti i vincoli della soprintendenza. L’obiettivo di questo approccio è quello di inscatolare lo stadio Franchi per la conservazione, perdendo però la funzione originaria di stadio. Una sorta di musealizzazione molto simile a quello che è successo con il recupero dell’ara pacis a Roma o la tutela di un reperto archeologico.


Dall’altra parte il modello “Stadio nello Stadio”, “Matrioska” o “Paguro”: in questo caso l’attuale impianto nerviano sarebbe la premessa, il guscio, per accogliere al suo interno un nuovo involucro, nuove curve e un nuovo stadio interamente coperto. Gli elementi vincolanti sarebbero mantenuti nel loro posto originario e anzi avrebbero una funzione nuova. Rappresenterebbero l’immagine del vecchio che alimenta il nuovo, la continuità tra passato e futuro. Un’opera di compensazione sociale in cui Nervi verrebbe vissuto nella quotidianità e non solo nell’evento partita. Uno stadio doppio come la Cupola di Brunelleschi. Il vecchio stadio sarebbe spazio per esempio per il mercato rionale, e il nuovo per le partite e tutto ciò che gira intorno al mondo calcio.

Ci sarebbe poi una terza via, quella molto simile al “gioco delle due carte”: utilizzare la struttura di Nervi per le funzioni complementari mentre si costruisce uno stadio ex-novo all’interno del parco di Campo di Marte. L’opzione è interessante ma di fatto si scontra con le motivazioni che hanno portato a stanziare 95 milioni del recovery found per il nuovo stadio: “l’intervento prevede il recupero di un iconico monumento, considerato uno dei migliori esempi dell’architettura europea del ‘900, garantendone la funzione sportiva originaria e adeguandolo alle esigenze di sicurezza e fruibilità di un impianto contemporaneo”, aveva detto il Ministro Franceschini motivando l’ingente somma destinata proprio allo stadio fiorentino. Insomma il nuovo Franchi deve ancora nascere ma intanto è già al centro di ampi dibattiti architettonici. Tra conservazione, voglia di modernità. Un po’ come Firenze sospesa tra il suo ingombrante e bel passato e un futuro da scrivere.

Duccio Mazzoni